In ricordo di Alessandro Talotti

Domenica 16 maggio, dopo una malattia combattuta con coraggio ma di fronte alla quale ha dovuto alla fine arrendersi, il campione olimpico friulano Alessandro Talotti ha spiccato il suo volo più alto, quello verso il cielo. L’atleta di Campoformido aveva visitato la nostra scuola due anni fa, durante una tavola rotonda coi liceali sul tema dello sport e della salute e, da allora, aveva sempre mantenuto un dialogo col Bertoni, persino nei difficili mesi del suo ricovero ospedaliero. Affidiamo al nostro studente di quarta liceo classico Stefano Rizzi, giovane promessa del giornalismo sportivo, il ricordo di Alessandro.

Il 16 maggio verrà ricordato nel mondo dello sport come una giornata particolare, diversa dalle altre. Lo stesso giorno si sono incrociati i destini di due personaggi che hanno fatto la storia. Diciassette anni fa, a San Siro, davanti a ottantamila spettatori, il “divin codino”, Roberto Baggio, dava l’addio definitivo al calcio; quest’anno, nello stesso giorno, piangiamo la morte di un ragazzo che proprio diciassette anni fa, il 20 agosto, incoronava il sogno della sua vita. Ad Atene, fra il 13 e il 29 agosto del 2004, si svolgeva la ventottesima edizione dei Giochi Olimpici estivi. Le Olimpiadi erano tornate a casa, per la prima volta dal 1896, anno in cui si svolse la prima edizione moderna. Seppur con un po’ di tristezza per noi italiani: anche Roma era candidata ma arrivò seconda chinandosi al fascino del Partenone e della città ellenica. In quella città, culla dell’umanità, un ragazzo di 23 anni arrivato da Udine, per la precisione da Campoformido, la sera del 20 agosto con la pettorina azzurra e su cui era stampato il numero 2202 sta per realizzare il sogno più grande che qualunque atleta, dall’inizio della carriera, spera di raggiungere. Ci sono voluti dieci anni di sudore e sacrificio prima di poter rappresentare la sua nazione finalmente alle Olimpiadi. Già altre volte aveva indossato la maglia della nostra nazionale in maniera sublime, piazzandosi quarto agli Europei Juniores di Riga nel 1999 e quarto agli Europei di Monaco nel 2002. Questa volta però era diverso, erano le Olimpiadi. Scarpe nere, calzini bianchi, divisa della nazionale e un viso che accenna sempre un sorriso, come in tutte le gare. Lo Speaker chiama il suo nome, Alessandro Talotti, tutti gli italiani presenti quella sera alla Stadio fanno sentire col loro tifo tutta la vicinanza e il sostegno all’atleta che sta rappresentando l’Italia nel mondo. Chi non sentirebbe il peso di una tale pressione? Alessandro non lo sente, prende la rincorsa e salta. Salterà ben 2.25 metri.
Tuttavia quello non sarà il suo record, l’anno successivo a Glasgow toccherà l’apice dei 2.32 metri, stabilendo il record italiano indoor che verrà superato soltanto 8 anni dopo da Silvano Chesani.
Ad Atene, Talotti si piazzerà dodicesimo su ventotto partecipanti. Non aveva bisogno di arrivare sul podio, il suo sogno era già stato realizzato. Quella non fu l’unica partecipazione all’evento dei cinque cerchi, ci sarà anche quattro anni dopo a Pechino. Purtroppo non ho avuto l’onore di conoscere personalmente questo campione che ha rappresentato con orgoglio il nome della nostra, piccola ma grande regione, nella città di Socrate e Platone. Oggi 16 maggio 2021, nel suo paese natio, il cielo è scuro, nonostante sia la giornata internazionale della luce, quasi come volesse mostrare tutta la sua tristezza. Oggi Alessandro ha compiuto un salto un po’ più in alto; era troppo semplice competere con i mortali, anche lassù volevano godersi le sue prestazioni e non riuscivano più ad aspettare. Tuttavia sono convinto che dietro a queste nuvole nere, cariche di tutto il dolore per la perdita di un campione, c’è Alessandro che guardando sua moglie Silvia e il piccolo Elio fa la cosa per lui più naturale e che ha fatto per tutta la vita: sorride. In un mondo pieno di odio e di rabbia avremmo bisogno di più Alessandro Talotti. Vai campione e insegna agli angeli a saltare.

Stefano Rizzi

4 Liceo Classico Bertoni